Il Borgo di Mara
Questo territorio, ricco di sorgenti e corsi d’acqua, è stato abitato fin dalle epoche più antiche. L’altura di Bonu Ighinu, su cui si erge il castello medievale costruito dalla famiglia Doria, ha dato il nome a una civiltà prenuragica che fiorì qui circa seimila anni fa. Poco distante si trova il santuario campestre di Nostra Signora di Bonvehì, dedicato all’Addolorata, unico in Sardegna per il suo distintivo stile barocco spagnolo.
Nella zona si trovano diverse grotte di interesse sia naturalistico che archeologico, a partire da Sa ‘Ucca ‘e su Tintirriolu (la “bocca del pipistrello”), proseguendo con Sa Molina e Filiestru. Spostandosi verso nord, fino al massiccio basaltico di Monte Traessu, tra vallate, ruscelli e sorgenti si sviluppano boschi di lecci e cespugli tipici della macchia mediterranea.
Sparsi sul territorio si notano anche i resti di antichi insediamenti medievali, spesso collegati a strutture religiose facenti parte della curatoria del Nurkara, come le chiese di Santa Vittoria, Su Cumbentu, Cantones de Lado, Sant’Andria e Santa Caderina.
Il piccolo borgo si sviluppa intorno alla parrocchiale di San Giovanni Battista e ospita un interessante Centro di documentazione dedicato alla civiltà contadina.
Storia di Mara
L’area fu frequentata fin dal Neolitico, come dimostrano i resti umani e animali rinvenuti nelle grotte di Filiestru e Sa Ucca de Su Tintirriolu, che hanno dato origine alla cosiddetta Cultura di Bonu Ighinu, sviluppatasi durante il Neolitico medio. Successivamente il territorio fu abitato anche in epoca nuragica, come testimoniano alcuni nuraghi presenti nell’area.
L’attuale abitato nacque intorno al XIV secolo nei pressi del castello di Bonu Ighinu (noto anche come Bonvehì), edificato alla fine del XIII secolo dalla famiglia genovese dei Doria. Il castello passò successivamente ai giudici di Arborea e, infine, fu ceduto da Eleonora d’Arborea agli Aragonesi, che, dopo vicende alterne, lo demolirono nel 1432 su ordine del re Alfonso V il Magnanimo di Aragona. Nel 1436 venne istituita la baronia di Bonvehì, concessa in feudo dallo stesso re a Pietro Ferrer, e a essa fu incorporata Mara. Il paese passò più tardi, nel 1790, ai conti Amat Manca Guiso, dai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale voluta dai Savoia.
Da vedere a Mara
Signora di Bonu Ighinu
Il Santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu, situato nel territorio di Mara, è uno dei luoghi di culto più suggestivi della Sardegna. Sorge in un contesto montano tra Monte Rattari, Monte Traessu, Costa del Cossoine e Monte Lamenta, nei pressi dei resti del castello di Bonvehì, già in rovina nel XVI secolo. L’attuale edificio deriva da un ampliamento del 1797 e si caratterizza per la monumentale scalinata d’accesso e per la facciata scenografica con colonne e timpano mistilineo, ispirata alle grandi pale d’altare lignee del XVII-XVIII secolo. Attorno al santuario si sviluppano ambienti destinati ai pellegrini, tra cui le cumbessias. Il portale è decorato con un motivo a nastro intrecciato, ripreso anche nella finestra sovrastante. L’interno, più sobrio rispetto all’esterno, presenta uno spazio cruciforme con copertura a botte, un’aula unica, transetto e cappelle. Il santuario potrebbe aver svolto in passato un ruolo parrocchiale per un villaggio successivamente abbandonato.
Chiesa di San Giovanni Battista
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, situata nel centro dell’abitato e appartenente alla Diocesi di Alghero, fu descritta nel XIX secolo da Vittorio Angius, che ricordò la presenza di un rettore e due sacerdoti. L’edificio, modificato a partire dal XVI secolo, presenta un’aula unica con cappelle laterali e presbiterio rettangolare. Il campanile, ottagonale su base quadrangolare, è un notevole esempio di gotico iberico, caratterizzato da cornici aggettanti e conci squadrati. La facciata richiama quella del Santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu, con lesene scanalate e portale ad arco a tutto sesto. All’interno, arcate trasversali e cappelle con altari lignei policromi scandiscono lo spazio, mentre il presbiterio conserva un retablo del XVII-XVIII secolo, affiancato da tele di Francesco Massa e da simulacri settecenteschi.
Chiesa di Santa Croce
La Confraternita di Santa Croce, istituita dal 1614 in ogni villaggio della Diocesi di Bosa, aveva il compito di promuovere la pratica religiosa e le opere caritatevoli. A Mara, la chiesa di Santa Croce, edificata nel XVII secolo nella parte più antica del paese, fu utilizzata come oratorio e custodiva gli oggetti sacri della Confraternita. Tra il 1833 e il 1856 il culto era officiato da confratelli e consorelle. Nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, la chiesa fu sconsacrata e adibita a caserma, per poi essere riaperta al culto dopo un intervento di restauro. L’edificio presenta una pianta longitudinale con navata unica, due campate coperte da volte a crociera e un’abside quadrata con altare in pietra. La facciata, semplice ed essenziale, è caratterizzata da un portale in pietra calcarea di stile rinascimentale, una finestrella circolare e un campanile a vela.
Grotta di Sa Ucca de su Tintirriolu
La Grotta Sa Ucca de su Tintirriolu, situata nella zona di Bonu Ighinu, è una delle cavità più spettacolari del Meilogu. Dotata di due ingressi e collegata alla sovrastante Grotta del Pozzaccio, si sviluppa per circa un chilometro tra cunicoli, ampie sale e un torrente sotterraneo. Esplorata a partire dal 1969, ha restituito una stratigrafia che documenta frequentazioni umane dal Neolitico Medio (4900-4000 a.C.) fino all’Età dei Metalli. I numerosi reperti rinvenuti, tra cui ceramiche decorate, idoli e utensili in selce e ossidiana, indicano una funzione sia abitativa sia cultuale. Resti vegetali attestano inoltre la coltivazione di grano, orzo e legumi, mentre cinque stele poste all’ingresso testimoniano un’antica spiritualità legata alla grotta.