Il Borgo di Monteleone Rocca Doria
Durante il Medioevo, la possente altura era dominata dalla roccaforte del rinomato casato genovese dei Doria. Oggi sorge un delizioso borgo medievale, da cui si gode una splendida vista sul lago Temo e sulle campagne circostanti, punteggiate da boschi di sughere, lecci e tipica macchia mediterranea.
Le pareti spettacolari di una cava abbandonata in località Su Monte rappresentano una meta ideale per escursionisti e arrampicatori. L’area è perfetta anche per passeggiate a piedi o a cavallo, uscite in canoa e per chi ama la fotografia naturalistica.
Monteleone è il centro più piccolo della provincia di Sassari, ma offre strutture sportive e diversi accoglienti B&B dove tranquillità e silenzio garantiscono un soggiorno rilassante. Tra i vicoli del borgo, nei nomi delle strade e negli stemmi araldici ancora scolpiti sui muri delle case, si percepiscono gli echi di un passato lontano.
I ruderi del castello dei Doria rimangono le ultime tracce di un passato glorioso, interrotto nel 1436 dalle truppe aragonesi dopo un lungo assedio. Del periodo medievale sopravvivono anche la parrocchiale di Santo Stefano e la chiesa di Sant’Antonio Abate.
Storia di Monteleone Rocca Doria
Il territorio era già abitato in epoca nuragica, come testimoniano alcuni nuraghi presenti nella zona. Nel Medioevo, nella località sorgevano un castello e un borgo che appartenevano al casato dei Doria (XIV secolo).
Rovine del castello
Il castello venne conquistato dagli Aragonesi nel 1436, dopo un assedio durato tre anni, e fu demolito per ordine del re d’Aragona Alfonso V il Magnanimo, insieme al borgo circostante. Gli abitanti si rifugiarono in parte nella vicina Monteleone (poi Villanova Monteleone) e in parte rimasero per ricostruire il paese. Successivamente, il borgo entrò a far parte della contea di Monteleone, che fu riscattata nel 1839 dai Brunengo, ultimi feudatari, con l’abolizione del sistema feudale.
Da Vedere a Monteleone Rocca Doria
Chiesa di Sant’Antonio
La chiesa di Sant’Antonio, situata ai margini dell’abitato, presenta ancora oggi diversi interrogativi sulla sua origine e funzione. Priva di fonti documentarie certe, viene datata al XIII secolo sulla base delle caratteristiche formali e, secondo lo studioso Roberto Coroneo, potrebbe essere stata una fabbrica extra muros rispetto alla cinta fortificata del castello dei Doria. La struttura originaria era a navata unica con abside orientata, realizzata in blocchi calcarei di media pezzatura. Nella parte posteriore si conservano robusti peducci che sorreggevano gli archetti dell’abside, oggi scomparsi. Nei tratti non intonacati si notano conci squadrati agli spigoli della facciata, dove si apre un portale a sesto acuto sormontato da un oculo e da un campanile a vela. Monofore strombate si aprono sui fianchi e al centro dell’abside. Permangono dubbi sulla funzione originaria dell’edificio, ma il ritrovamento di un’incisione raffigurante un “calzare del pellegrino” in una monofora suggerisce il possibile passaggio di pellegrini in epoca medievale.
Chiesa di Santo Stefano
La chiesa parrocchiale di Santo Stefano, situata nel cuore del paese, appartiene alla rara tipologia architettonica a due navate e due absidi, poco diffusa nel nord della Sardegna ma più comune nel meridione dell’isola. Secondo Foiso Fois (1992) e successivamente Roberto Coroneo, potrebbe essere stata la cappella del castello, anche se mancano prove documentarie; più plausibile appare l’ipotesi che fosse la chiesa del borgo medievale. La costruzione risale alla seconda metà del XIII secolo, come conferma una fonte del 1272 in cui il vescovo di Bosa autorizza i benedettini di San Fruttuoso di Capodimonte a edificarla. Realizzata in blocchi calcarei, presenta due navate e due absidi riferibili a fasi edilizie differenti: l’impianto originario era a navata unica con abside, successivamente ampliato con una seconda navata più piccola. Le absidi si distinguono per decorazione e struttura: quella settentrionale è più articolata, con archetti e motivi scolpiti, mentre quella meridionale è più semplice. Stemmi dei Doria sono infine visibili murati in alcune abitazioni del paese.
Rovine del Castello dei Doria
Nel tardo XII secolo e per tutto il XIII, un ramo dei Doria, potente famiglia genovese, consolidò il proprio dominio nel nord-ovest della Sardegna attraverso strategie matrimoniali che consentirono il controllo di ampie aree del Giudicato di Torres, tra cui Anglona, parte del Meilogu e il territorio di Alghero. In questo contesto venne fortificato l’altopiano calcareo su cui sorge Monteleone Roccadoria, con una cinta muraria a protezione del borgo e del castello lungo il versante meridionale del colle, noto come Monte Tutar. Gli scavi archeologici condotti tra il 1998 e il 2004 hanno dimostrato che il castello era molto più esteso di quanto oggi visibile, comprendendo residenze signorili, magazzini, alloggi militari e un archivio. La struttura originaria, risalente alla fine del XIII secolo, era un edificio rettangolare a due ambienti costruito in blocchi di calcare. Nel XIV secolo il complesso fu inglobato in una nuova cinta muraria lunga circa 800 metri, dotata di torri e accessi fortificati. La distruzione del borgo nel 1436 da parte della Corona d’Aragona segnò la fine della sua storia medievale.