Il Borgo di Padria
Il borgo di Padria si sviluppa sulle vestigia dell’antica Gurulis Vetus, di origine punica, che conobbe grande vitalità anche durante l’epoca romana.
Dell’epoca romana restano visibili tre ponti ad arcate, che collegavano le antiche vie di comunicazione lungo il fiume Temo.
Nei dintorni dell’abitato, oltre alle mura fenicio-puniche, sono stati rinvenuti insediamenti umani risalenti al Neolitico, e l’intero territorio è punteggiato da numerosi nuraghi.
Numerosi reperti provenienti da epoche diverse sono conservati nel Museo Civico Archeologico, allestito negli spazi dell’ex Monte Granatico Comunale.
Chi visita Padria può immergersi nei colori e nei profumi della campagna, percorrendo itinerari pensati per trekking e mountain bike. Da non perdere le suggestive cascate lungo il corso del fiume Su ‘Entale.
Tre colline dominano il paese come simbolici custodi, prendendo i nomi di San Pietro, San Paolo e San Giuseppe.
Nel centro storico, tra gli ampi slarghi, si trovano eleganti palazzi di gusto catalano, accanto alla parrocchiale di Santa Giulia martire, risalente al XVI secolo, considerata un esempio unico dell’architettura gotico-aragonese in Sardegna.
Storia di Padria
L’area di Padria è stata abitata fin dal Neolitico e in epoca nuragica, come dimostrano le domus de janas, le tombe dei giganti e i numerosi nuraghi presenti sul territorio. Il sito corrisponde probabilmente all’antica Gurulis Vetus, citata da Tolomeo, e conserva resti di tre ponti romani (Ponte Ettòri, Ponte Ulumu e Ponte Enas) e di una miniera d’argento romana chiamata Salghertalzu. Secondo la leggenda, gli abitanti abbandonarono il luogo e fondarono Gurulis Nova, l’attuale Cuglieri.
Durante il Medioevo, Padria faceva parte del giudicato di Torres, nella curatoria di Cabuabbas, ed era inizialmente capoluogo. Dopo il declino, il capoluogo fu trasferito a Monteleone. Alla caduta del giudicato nel 1259, il paese passò sotto i Doria e poi, intorno al 1354, sotto il dominio aragonese, che lo inserì nella baronia di Bonvehì concessa a Pietro Ferrer. Successivamente il feudo passò agli Amat di San Filippo, che furono riscattati nel 1839 con l’abolizione del sistema feudale.