Il Borgo di Villanova Monteleone
Villanova Monteleone può essere considerata una Sardegna in miniatura, dove mare e montagna si fondono offrendo un ventaglio turistico variegato: dalla spiaggia di Poglina fino all’area naturalistica di Monte Minerva, passando per le sorgenti del fiume Temo, il visitatore può immergersi in un ambiente incontaminato arricchito da importanti testimonianze archeologiche, come le domus de janas di Potu Codinu, il nuraghe Appiu e la tomba dei giganti di Laccaneddu.
Le mani esperte degli artigiani locali mantengono viva la tradizione tessile, con la realizzazione di arazzi e tappeti al telaio, mentre la Cooperativa Allevatori produce formaggi di alta qualità. L’accoglienza calorosa della comunità completa l’offerta culturale e gastronomica, consentendo ai turisti di alloggiare nei numerosi b&b presenti nel centro storico dal fascino pittoresco.
Tra i luoghi di interesse spiccano la parrocchiale di San Leonardo da Limoges del XVI secolo, la scalinata di Su Cantaru, i numerosi murales, il palazzo storico di Su Palatu, oggi centro culturale, e Sa Domo Manna, sede del museo etnografico con una sezione dedicata al poeta Remundu Piras.
L’amore per i cavalli è profondamente radicato nel territorio: Villanova ospita uno dei principali centri per l’allevamento dell’anglo-arabo sardo e, grazie alla vasta rete di ippovie, rappresenta il luogo ideale per escursioni a piedi o a cavallo.
Storia di Villanova Monteleone
L’area di Villanova Monteleone è stata abitata fin dal Neolitico e durante l’epoca nuragica, come testimoniano i numerosi nuraghi presenti. Nel Medioevo, con il nome di Monteleone, apparteneva al giudicato di Torres nella curatoria di Caputabbas. Dopo la caduta del giudicato (1259) passò sotto i Doria e, nel 1383, fu costituita la contea di Monteleone. Durante le lotte con gli Aragonesi, il borgo subì momenti di declino, fino a quando gli abitanti del vicino Monteleone Rocca Doria si rifugiarono in una zona più alta e sicura, dando origine a Bidda Noa Monteleone, l’odierna Villanova.
Nel 1436 il paese passò agli Aragonesi e fu incluso nel Regno di Sardegna. Tra il XVI secolo e il 1582 subì incursioni barbaresche, che causarono morti e schiavitù; molti abitanti furono salvati dal marchese Boyl di Putifigari. La memoria di questi eventi è celebrata ogni anno con la festa di San Giovanni Battista e il ritorno della Madonna d’Interrios.
A metà del XVI secolo Villanova divenne feudo dei Brunengo, riscattato nel 1839 con la fine del sistema feudale e trasformato in comune autonomo. Il paese si sviluppò come importante centro commerciale e crocevia tra l’interno della Sardegna e le città costiere come Alghero e Sassari. Nel XX secolo raggiunse quasi 6.000 abitanti, ma le successive emigrazioni ne ridussero la popolazione. Villanova ospitava uffici pubblici, pretura, carcere mandamentale, caserma dei carabinieri a cavallo e una stazione dei guardaboschi, ed è citata anche da Alberto La Marmora nel suo “Viaggio in Sardegna”.