✨ Padria, tra colli e storia millenaria

Un piccolo borgo immerso tra colline e tradizioni, dove l’arte incontra la storia e la Sardegna più autentica si racconta con semplicità e calore.

Il Borgo di Padria

Il borgo di Padria si sviluppa sulle vestigia dell’antica Gurulis Vetus, di origine punica, che conobbe grande vitalità anche durante l’epoca romana.

Dell’epoca romana restano visibili tre ponti ad arcate, che collegavano le antiche vie di comunicazione lungo il fiume Temo.

Nei dintorni dell’abitato, oltre alle mura fenicio-puniche, sono stati rinvenuti insediamenti umani risalenti al Neolitico, e l’intero territorio è punteggiato da numerosi nuraghi.

Numerosi reperti provenienti da epoche diverse sono conservati nel Museo Civico Archeologico, allestito negli spazi dell’ex Monte Granatico Comunale.

Chi visita Padria può immergersi nei colori e nei profumi della campagna, percorrendo itinerari pensati per trekking e mountain bike. Da non perdere le suggestive cascate lungo il corso del fiume Su ‘Entale.

Tre colline dominano il paese come simbolici custodi, prendendo i nomi di San Pietro, San Paolo e San Giuseppe.

Nel centro storico, tra gli ampi slarghi, si trovano eleganti palazzi di gusto catalano, accanto alla parrocchiale di Santa Giulia martire, risalente al XVI secolo, considerata un esempio unico dell’architettura gotico-aragonese in Sardegna.

Storia di Padria

L’area di Padria è stata abitata fin dal Neolitico e in epoca nuragica, come dimostrano le domus de janas, le tombe dei giganti e i numerosi nuraghi presenti sul territorio. Il sito corrisponde probabilmente all’antica Gurulis Vetus, citata da Tolomeo, e conserva resti di tre ponti romani (Ponte Ettòri, Ponte Ulumu e Ponte Enas) e di una miniera d’argento romana chiamata Salghertalzu. Secondo la leggenda, gli abitanti abbandonarono il luogo e fondarono Gurulis Nova, l’attuale Cuglieri.

Durante il Medioevo, Padria faceva parte del giudicato di Torres, nella curatoria di Cabuabbas, ed era inizialmente capoluogo. Dopo il declino, il capoluogo fu trasferito a Monteleone. Alla caduta del giudicato nel 1259, il paese passò sotto i Doria e poi, intorno al 1354, sotto il dominio aragonese, che lo inserì nella baronia di Bonvehì concessa a Pietro Ferrer. Successivamente il feudo passò agli Amat di San Filippo, che furono riscattati nel 1839 con l’abolizione del sistema feudale.

Da Vedere a Padria

Museo Civico Archeologico

Il museo, inaugurato nel 1989, ha sede nell’ex Monte Granatico, un edificio del tardo Ottocento situato nei pressi della chiesa di Santa Giulia. La collezione, arricchita da scavi archeologici, donazioni e raccolte, è esposta in due ambienti dotati di un apparato didattico ben strutturato e organizzata secondo un criterio cronologico e topografico. La sezione neolitica presenta reperti della cultura di Ozieri, tra cui vasi e manufatti litici. La sezione nuragica espone materiali provenienti dal territorio di Padria, comprese riproduzioni del Trofeo di Spade e altri oggetti in bronzo. Di particolare interesse è la collezione di terrecotte dal deposito votivo di San Giuseppe, riferibile al centro romano di Gurulis Vetus. La sezione punico-romana comprende vasi, urne cinerarie e lucerne. Infine, è stata aggiunta una sezione dedicata ai reperti provenienti dagli scavi nella chiesa parrocchiale di Santa Giulia.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La chiesa di Santa Maria degli Angeli, situata nella parte meridionale di Padria e nota anche come chiesa di Sant’Antonio, fa parte di un complesso che comprende un ex convento dei Frati Francescani. La costruzione del convento risale al XVII secolo per volontà di Isabella, consorte del conte di Sedilo Gerolamo Cervellon, ed è stata realizzata su terreni concessi dalla stessa committente. Il convento sembra essere sorto attorno a una chiesa preesistente dedicata alla Vergine d’Itria. L’edificio presenta una pianta longitudinale con nicchie, un presbiterio quadrangolare e una serie di altari in legno e marmo. Il presbiterio, rialzato, è impreziosito da un pregevole altare marmoreo. La facciata è caratterizzata da paraste angolari e cornici orizzontali, con un portale d’ingresso in pietra calcarea sormontato dallo stemma dei Frati Francescani.

Chiesa di Santa Croce

L’attuale edificio di culto, situato ai piedi del colle di San Paolo, è il risultato di diverse fasi costruttive. In origine si trattava di una cappella privata dei De Ferrera, a pianta quadrata, collocata nei pressi del loro palazzo. Successivamente furono aggiunte una navata e una loggia affacciata sul cortile, che per lungo tempo svolse la funzione di area cimiteriale della chiesa. Gli interventi di ristrutturazione e ampliamento della chiesa di Santa Croce rientrano in un più ampio progetto di riqualificazione promosso dai De Ferrera, che interessò l’impianto urbano e gli edifici di culto della villa di Padria. Come nella chiesa di Santa Giulia, anche sulla facciata di Santa Croce è presente un’incisione con la data 1543, a memoria di questo importante intervento. L’edificio è dedicato a San Michele Arcangelo e ospita la Confraternita di Santa Croce.

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