
Un piccolo centro adagiato su un altopiano basaltico del Logudoro, circondato da paesaggi collinari e testimonianze millenarie. Siligo è il paese natale di Maria Carta, la grande voce della Sardegna, e un borgo che custodisce nuraghi, necropoli e chiese romaniche, raccontando una storia che si intreccia con le radici più profonde dell’isola.
Parlare di Siligo significa inevitabilmente richiamare figure di grande rilievo culturale come la cantante Maria Carta, lo scrittore Gavino Ledda, autore di Padre padrone, e il poeta in lingua sarda Gavino Contene. Il paese è inoltre legato alle origini del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e alla tradizione popolare della “strega” Giulia Carta.
Adagiato alle pendici del Monte Sant’Antonio, dove sono attestati resti di un insediamento nuragico, il centro abitato si sviluppa attorno alla chiesa parrocchiale di Santa Vittoria, edificata in stile tardogotico. A breve distanza dall’abitato si trovano un Osservatorio astronomico e un Planetario, aperti al pubblico l’ultimo venerdì di ogni mese.
Gli altopiani di origine basaltica del Monte Pelau e del Monte Santu offrono scenari ideali per itinerari naturalistici e devozionali. Queste formazioni sono il risultato di antiche attività vulcaniche, come anche il Monte Ruiu, dal quale si diparte una suggestiva colata lavica fossile conosciuta come Su muru ’e su ferru (“Il muro di ferro”). Poco distante si estende il pianoro di S’Aspru, delimitato dalla presenza di numerosi nuraghi.
Sulla sommità del Monte Santu sorge il santuario campestre di Sant’Elia; lungo il versante nord-occidentale si incontrano invece la chiesa di San Vincenzo Ferrer e, nelle vicinanze, quella di Nostra Signora di Mesu Mundu, di origine bizantina. L’area archeologica circostante riveste particolare importanza per le testimonianze dell’epoca romana.
Tra le specialità gastronomiche locali spicca la celebre salsiccia, aromatizzata con diverse spezie, tra cui è protagonista il finocchietto selvatico.
Il territorio di Siligo fu abitato fin dall’età nuragica, come attestano i numerosi nuraghi, e in epoca romana, soprattutto nell’area dell’attuale Parco archeologico di Mesumundu. Proprio a Mesumundu recenti scavi hanno dimostrato una continuità insediativa tra il V e il VII secolo, confermando l’esistenza di un villaggio rurale sorto sulle strutture termali dismesse.
Nel Basso Medioevo Siligo fece parte della Curatoria di Meilocu, nel Giudicato di Torres. In seguito alla donazione di Barisone I (1064-1065), monaci di Montecassino si insediarono presso la chiesa di Nostra Signora di Mesumundu e nella chiesa dei santi Elia ed Enoch sul Monte Santu. Il paese nacque dall’unione di due villaggi, Cherchedu e Siloghe, che confluirono nell’attuale centro di Siligo.
Tra XI e XIII secolo è attestato l’insediamento di Biddanoa, scomparso probabilmente dopo la peste del 1652. Sul Monte Sant’Antonio esisteva un piccolo abitato fortificato, identificabile con il castello di Capula o Cepola, attivo fino al XV secolo ma mai censito.
Dopo la fine dell’epoca giudicale, Siligo passò ai Doria e successivamente alla Corona d’Aragona. Tra XV e XVI secolo il sistema agricolo comunitario del vidazzone favorì la stabilizzazione dell’abitato. La popolazione crebbe costantemente: dalle circa 38 famiglie del 1485 si passò a oltre 400 abitanti nel XVII secolo.
Nel 1629 Siligo divenne parte della contea di Montesanto, affidata agli Alagon, che riscattarono il feudo nel 1839 con l’abolizione del feudalesimo. Tra XVIII e XIX secolo la popolazione aumentò ulteriormente, raggiungendo circa 1.500 abitanti nel 1901, mentre l’estensione del centro abitato ottocentesco era di circa 2,5 ettari.
(nota anche con il nome Santa Maria di Bubalis), costruita verso la fine del VI secolo sui resti di un edificio termale romano del II secolo d.C. e modificata dopo il 1065 dai monaci Benedettini di Montecassino;
Costruita sulla sommità del monte Santu e modificata dopo il 1065 dai monaci Benedettini;
E’ la chiesa parrocchiale fondata nell’ultimo decennio del XV secolo;
L’oratorio costruito nel XVII secolo;
La chiesa, costruita nel XVII secolo, era nelle vicinanze dell’ormai scomparso villaggio di Villanova Montesanto (Biddanoa) è una chiesa campestre dove ogni anno si celebra la festa del paese.