✨ Villanova Monteleone, borgo tra montagne e mare

Un centro che sorge in posizione dominante sul versante occidentale della Sardegna, tra i monti dell’entroterra e la costa di Alghero-Bosa. Villanova Monteleone è un paese che unisce natura selvaggia, archeologia millenaria e tradizioni rurali ancora vive, offrendo un paesaggio unico che spazia dalle colline del Logudoro fino al mare.

Il Borgo di Villanova Monteleone

Villanova Monteleone può essere considerata una Sardegna in miniatura, dove mare e montagna si fondono offrendo un ventaglio turistico variegato: dalla spiaggia di Poglina fino all’area naturalistica di Monte Minerva, passando per le sorgenti del fiume Temo, il visitatore può immergersi in un ambiente incontaminato arricchito da importanti testimonianze archeologiche, come le domus de janas di Potu Codinu, il nuraghe Appiu e la tomba dei giganti di Laccaneddu.

Le mani esperte degli artigiani locali mantengono viva la tradizione tessile, con la realizzazione di arazzi e tappeti al telaio, mentre la Cooperativa Allevatori produce formaggi di alta qualità. L’accoglienza calorosa della comunità completa l’offerta culturale e gastronomica, consentendo ai turisti di alloggiare nei numerosi b&b presenti nel centro storico dal fascino pittoresco.

Tra i luoghi di interesse spiccano la parrocchiale di San Leonardo da Limoges del XVI secolo, la scalinata di Su Cantaru, i numerosi murales, il palazzo storico di Su Palatu, oggi centro culturale, e Sa Domo Manna, sede del museo etnografico con una sezione dedicata al poeta Remundu Piras.

L’amore per i cavalli è profondamente radicato nel territorio: Villanova ospita uno dei principali centri per l’allevamento dell’anglo-arabo sardo e, grazie alla vasta rete di ippovie, rappresenta il luogo ideale per escursioni a piedi o a cavallo.

Storia di Villanova Monteleone

L’area di Villanova Monteleone è stata abitata fin dal Neolitico e durante l’epoca nuragica, come testimoniano i numerosi nuraghi presenti. Nel Medioevo, con il nome di Monteleone, apparteneva al giudicato di Torres nella curatoria di Caputabbas. Dopo la caduta del giudicato (1259) passò sotto i Doria e, nel 1383, fu costituita la contea di Monteleone. Durante le lotte con gli Aragonesi, il borgo subì momenti di declino, fino a quando gli abitanti del vicino Monteleone Rocca Doria si rifugiarono in una zona più alta e sicura, dando origine a Bidda Noa Monteleone, l’odierna Villanova.

Nel 1436 il paese passò agli Aragonesi e fu incluso nel Regno di Sardegna. Tra il XVI secolo e il 1582 subì incursioni barbaresche, che causarono morti e schiavitù; molti abitanti furono salvati dal marchese Boyl di Putifigari. La memoria di questi eventi è celebrata ogni anno con la festa di San Giovanni Battista e il ritorno della Madonna d’Interrios.

A metà del XVI secolo Villanova divenne feudo dei Brunengo, riscattato nel 1839 con la fine del sistema feudale e trasformato in comune autonomo. Il paese si sviluppò come importante centro commerciale e crocevia tra l’interno della Sardegna e le città costiere come Alghero e Sassari. Nel XX secolo raggiunse quasi 6.000 abitanti, ma le successive emigrazioni ne ridussero la popolazione. Villanova ospitava uffici pubblici, pretura, carcere mandamentale, caserma dei carabinieri a cavallo e una stazione dei guardaboschi, ed è citata anche da Alberto La Marmora nel suo “Viaggio in Sardegna”.

Da Vedere a Villanova Monteleone

Chiesa parrocchiale di San Leonardo da Limoges

La chiesa parrocchiale di San Leonardo di Limoges, situata al centro del paese, risale al XVI secolo, sebbene l’impianto originario non sia documentato. L’edificio presenta una pianta ad aula unica con cappelle laterali e presbiterio quadrangolare. La struttura fu profondamente modificata alla fine del XVIII secolo, ma conserva ancora la spazialità interna, scandita da arcate trasversali a sesto acuto e da cappelle laterali accessibili tramite archi ogivali. Due cappelle custodiscono altari lignei policromati del XVIII secolo, uno dei quali conserva il simulacro della Vergine di Interrios. La facciata, restaurata nel 1960 e nel 1996, è caratterizzata da un coronamento a “lucerna di carabiniere”, paraste angolari, cornici orizzontali e lesene verticali nei due ordini inferiori; al centro si apre un semplice portale d’ingresso affiancato da una finestra rettangolare.

Chiesa campestre di Nostra Signora di Interrios

A meno di tre chilometri da Villanova Monteleone, in direzione di Bosa, sorge il santuario dedicato alla Madonna di Interrios, il cui nome potrebbe riferirsi al villaggio medievale di Interiola, documentato nel XIV secolo. La chiesa, rimaneggiata a partire dal XVI secolo, presenta una pianta longitudinale a navata unica con cappelle laterali e presbiterio poligonale. La facciata, modificata nel XVIII secolo, conserva il basamento e le paraste angolari, con un portale architravato sormontato da una finestrella quadrangolare. Il portico, realizzato negli anni Quaranta del Novecento, è caratterizzato da quattro arcate a tutto sesto e da un piccolo campanile a vela, e accoglie i numerosi pellegrini che frequentano il santuario, nel quale si conservano pregiati simulacri lignei, tra cui la statua della Madonna di Interrios, oggi collocata nella cappella della chiesa parrocchiale di San Leonardo. L’interno, coperto da una volta a botte con sottarchi, è scandito da lesene e presenta nel presbiterio un altare ligneo policromato.

Chiesa di Santa Maria di Curos

Non esistono attestazioni documentarie dirette sulla chiesa, ma la sua costruzione è ipotizzata tra il XII e il XIII secolo sulla base dell’analisi formale dei ruderi. Nel 1441 è menzionato un villaggio di Curos (Curus), ormai abbandonato, che potrebbe essere collegato all’edificio religioso. Attualmente i resti consistono in un tratto di paramento murario lungo circa 18 metri in direzione est-ovest, con alcuni corsi basali dell’abside semicircolare a ovest; a est, dopo gli interventi di recupero, sono visibili le fondazioni di un’abside successivamente sostituita da una facciata. Il paramento murario è realizzato con conci squadrati in pietra calcarea alternati a pietra vulcanica. L’analisi architettonica suggerisce che la chiesa avesse una pianta longitudinale trinavata con absidi contrapposte, una tipologia rara in Sardegna che la avvicinerebbe alla basilica di San Gavino a Porto Torres. L’impianto potrebbe risalire alla seconda metà dell’XI secolo, pur con le incertezze dovute alla mancanza di fonti documentarie.

Nuraghe Appiu

Il complesso archeologico del Nuraghe Appiu sorge sul margine occidentale dell’altopiano di Chentu Mannas, dominante la fascia costiera compresa tra Capo Marargiu e Capo Caccia. Il nuraghe, posto a 497 m s.l.m., è circondato da un vasto villaggio e si trova a circa 350 metri a nord-ovest di una tomba di giganti, mentre a circa 100 metri è presente un nuraghe monotorre, noto come Punta ’e Su Crabile. L’edificio, in gran parte coperto da un imponente crollo, è stato oggetto di un importante intervento di restauro nel 2012, finalizzato al consolidamento e alla messa in luce della struttura. Il restauro ha rivelato un nuraghe quadrilobato con cortine rettilinee e torri laterali collegate da conci sagomati a “L”. Un accesso monumentale conduce a un cortile coperto, elemento raro nel panorama nuragico, dal quale si aprono sei accessi: uno centrale verso la torre principale, quattro verso le torri laterali e altri che immettono in lunghi corridoi di collegamento con ulteriori torri. La torre centrale conserva le tholoi delle prime due camere, dotate di nicchie, di una scala e di un ampio finestrone, probabilmente destinato a illuminare un soppalco ligneo. Nel villaggio circostante è emersa una porzione del settore orientale, caratterizzata da isolati disposti attorno a un cortile centrale; gli ambienti-capanna presentavano funzioni specifiche, con focolari e nicchie ricavate nello spessore murario.

 

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